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La lavatrice ere una vecchia Ariston di metà anni ’80, di quando ancora non c’erano le classi energetiche, il bianco era più bianco e i lavaggi venivano fatti più volte al giorno, con senza pieno carico. L’oblò esterno era completamente arrugginito, così come il sottile profilo di alluminio che copriva i quattro piedini su cui poggiava a terra, ma per il resto tutto sembrava perfettamente funzionante e attraverso il vetro si poteva vedere un carico misto di capi bianchi e colorati.
Tutto intorno c’erano mucchi di sacchetti di plastica impigliati ai rovi, lattine di birra, frammenti di riviste e DVD porno, grossi flaconi di detersivo e cassette della frutta in plastica rossa, ma non c’era alcuna traccia di prese elettriche.
Dentro il cestello, Eleonora aveva ormai superato la fase del lavaggio ed era prossima alla tacca della centrifuga. Il liquido rosso che riempiva la lavatrice, segno evidente di un’errata scelta nella temperatura del lavaggio, presto sarebbe stato espulso attraverso un lungo tubo in gomma flessibile e, seppure irrimediabilmente guastati, i vestiti sarebbero tornati perfettamente asciutti.
La testa rivolta verso l’alto, Eleonora osservava la scena con uno sguardo sorpreso e affascinato. Frammenti del suo corpo si incrociavano all’interno del cestello, dando vita ad incontri casuali e surreali: la testa poggiava su di un braccio che a sua volta, all’altezza del gomito, si innestava su una coscia, mentre la palma di un piede le toccava i seni e l’altro piede poggiava sulla sua schiena con aria di conquista.
Lucy osservava la scena da breve distanza. Il buio e una foglia davanti all’occhio destro le impedivano di distinguerne bene i dettagli, e tuttavia era compiaciuta che qualcuno avesse rimesso in moto il vecchio elettrodomestico e, ancor di più, che qualcuno avesse deciso di fare un po’ di ordine e di pulizia nella piazzola.
Rispetto all’amica e collega, poteva vantare una posizione ben più confortevole, tutta rannicchiata e distesa com'era sul fianco sinistro. Soprattutto, il suo corpo non era in disordine e i suoi vestiti non erano irrimediabilmente macchiati come quelli di Eleonora.
Una morte, a dispetto delle apparenze, ben più pulita: l’amica in un elettrodomestico creato per lavare e tuttavia sporca e trasandata, lei coperta di terreno e di fango come suo figlio di tre anni nei suoi giochi più luridi e tuttavia composta e integra, con solo un rivolo di sangue a scorrerle lungo la tempia e solamente un occhio, quello destro, rimasto fuori terra ad aggiungere disordine e sporcizia alla piazzola.

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